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Inganni da primarie

1 Gennaio 2013 alle 16:00

Consci della loro superiorità democratica i simpatizzanti del Partito Democratico hanno esercitato il loro “dovere civico” partecipando alle primarie di partito per la scelta dei candidati alle imminenti elezioni politiche. Vedo la cosa con una certa preoccupazione: se le primarie per la candidatura alla presidenza del Consiglio hanno sicuramente senso, le stesse per la scelta dei candidati parlamentari non ne hanno alcuno. “Non li conosco, non so chi votare!” ha ammesso un’anziana simpatizzante all’intervistatrice del TG1, e come potrebbe. A parte il listino bloccato degli ottimati fuori dal controllo democratico, i candidati sono stati presentati a due mesi dalle elezioni senza alcuna possibilità di farsi conoscere e senza indicazione dei veri requisiti politici di ammissione. Un voto ove la maggioranza – quella dei non militanti - per esprimere la preferenza si è affidata ai soliti criteri della notorietà, dell’empatia o del conformismo al politicamente corretto, magari della serie “giovane e donna”. Un voto copia conforme delle elezioni politiche che spediscono in parlamento eletti inquadrati in gruppi parlamentari con strategie politiche decise delle gerarchie dei partiti, per le quali sono richiesta fedeltà e disciplina di voto sia in Aula sia nelle Commissioni. Se a questo si aggiunge che, grazie alla nostra magnifica costituzione (art.68, comma 1), il parlamentare, non rispondendo per opinioni o voti dati nell’esercizio delle sue funzioni è di fatto indipendente dall’elettore, le primarie sono un grande autoinganno. Il popolo della sinistra ha già perso con le precedenti primarie una grossa occasione per dimostrarsi riformista eleggendo un mediocre attrezzato solo di vecchi arnesi populisti quali “più tasse per i ricchi”, “più solidarietà per i bisognosi” e “un po’ più di lavoro”, ora manifesta la sua immaturità politica avallando candidature di personaggi che conteranno in Parlamento quanto oggi contano nel partito.

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