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Benigni

18 Dicembre 2012 alle 17:00

Splendida l’affabulazione di Benigni sulla costituzione. Lui è straordinario. Gli attribuisco sincerità in quello che esprime. Crede in ciò che dice e questo me lo rende affabile. Però condivido poco di ciò che afferma sulla costituzione italiana. Per tentare una sintesi potremmo dire che la nostra costituzione prevede “la bontà per legge”. Uso più o meno le sue parole. E’ molto ideologica la nostra costituzione. Un poco di Vangelo e un poco di sol dell’avvenire. C’è differenza però. Il Vangelo non è stato scritto per legge ed è un’adesione personale, prima ancora che collettiva. Non viene imposto. Le ideologie invece impongono. Una costituzione dovrebbe fondare la propria autorevolezza sulla realtà antropologica dell’umanità. Dovrebbe tendere a soddisfare bisogni raggiungibili e regolare pragmaticamente le varie anime di una società. In quella americana è scritto che l’uomo è libero di ricercare la propria felicità. Non dice come, non dice che è un obbligo, non dice che per legge devi essere felice. Dice che hai il diritto di ricercarla, ma non ti dice che è un obbligo. La nostra costituzione ha poi un problema irrisolto. Non c’è la tripartizione dei poteri. Abbiamo quello giudiziario e quello legislativo. Quello esecutivo è schiacciato fra i due, infatti, è difficilissimo governare. Altre nazioni che non hanno la più bella costituzione del mondo in pochi mesi decidono. Noi per tramutare in legge un decreto abbiamo bisogno di iter lunghissimi. Io amo la poesia, ma forse avevamo bisogno di costituenti statisti e non di poeti.

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