cerca

Sulla ridiscesa in campo dell'Amor nostro/2

12 Dicembre 2012 alle 15:00

Un elemento essenziale di tutta l’avventura politica del Cav. è stato il tentativo continuo di sottrarsi alle alchimie, ai bizantinismi, all’ipocrisia della politica italiana, cercando un rapporto di comunicazione diretto con la gente. La gente normale, il cittadino medio, gli italiani che non leggono Kant prima di addormentarsi, quel popolo che in realtà la sinistra più “Illuminata” ha sempre disprezzato profondamente. Probabilmente questa scelta è stato un elemento forza ma anche alla fine di debolezza, perché si è tradotta nell’incapacità di “fare politica” in un senso non solo negativo del termine. Ma credo che in qualche modo sia giusto e naturale che se la parabola di Berlusconi deve concludersi ciò accada perché sarà quel popolo a deciderlo, direttamente. Non i grandi intellettuali, non la Merkel, non la tecnocrazia europea, non lo spread… Questo rischia di portare a un finale per Berlusconi meno lieto e “leggero” di quello auspicato anche dall’Elefantino. Ci sono già i primi segnali di quanto violenta, in Italia e in Europa, potrebbe essere la reazione contro questo “corpo estraneo” che non si decide a scomparire per sempre. La scelta di Berlusconi oltre che espressione di un coraggio e una resistenza che continuano a destare in me stupore e ammirazione (che posso farci, sarò un po’ naif in questo, ma è così) lo è anche di coerenza rispetto alla natura più autentica di quello che lui è stato o ha cercato di essere politicamente.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi