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Lo spread sbarazzino

10 Dicembre 2012 alle 15:03

Non sarà difficile convincere i milioni di tartassati (il popolo) che il voto è l’unica risorsa per liberarsi da un governo esoso e gabelliere tecnicamente fiscalistico. Per le prossime votazioni, nell’immaginario collettivo, la figura di Berlusconi apparirà come il Robin Hood di Sherwood che riscatta i Sassoni dalle soperchierie Normanne. Sarà pure un’iperbole retorica, ma nella realtà fallimentare in cui versa il popolo proletario e borghese, il salvatore dell’euro e della Ue che siede a Palazzo Chigi, Mario Monti, altri non sarebbe che la longa manus dei “poteri forti” in conto dei quali opera e preserva ricchezze e imperio. Sarà fiato sprecato tentare di convincere i tartassati che l’iperfiscalità è una tecnica necessaria per consentire al Paese di riprendersi dalla disastrosa crisi finanziaria che lo travolge; i superstiti della rigorosa fiscalità si aggirano disperati e tumultuanti fra le piazze e vie d’Italia in cerca di un salvatore che sappia riscattarli dalla miseria che li affama. Chiunque alzerà le insegne della riscossa sarà il cavaliere eletto e a lui il popolo indirizzerà le sue suppliche perché il miracolo si compia. Non saranno le figure scialbe e compromesse come Bersani (ieri sera REPORT ha dipinto uno squarcio disastroso del MPS banca orchestrata sotto la bacchetta del Pd di Siena), Grillo, Casini, Montezemolo, Vendola, Tabacci, Veltroni o chi per loro, che timoneranno l’Italia fuori dell’uragano. Berlusconi non ha demeritato più di qualsiasi uomo fiero della sua mascolinità. Se questa è una colpa, Berlusconi ha demeritato, ma in questo caso tutti gli uomini di potere meriterebbero la gogna: mi risparmio l’elenco, sarebbe lunghissimo. Gli artifici inscenati per denigrarlo hanno fatto il loro tempo, e, i cittadini che lo votarono, lo rivoteranno perché il consenso è peculiarità della democrazia: se non altro, sia la disfatta elettorale (qualora conseguita) a negargli questa legittimità.

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