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La doppia dottrina Napolitano

4 Dicembre 2012 alle 18:45

Non se n'è parlato. Non ha costituito oggetto di dibattito tra costituzionalisti e tra quelli che fanno della costituzione una vera religione. Neppure la politica ha fatto più di tanto. Neppure la Chiesa. Eppure Giorgio Napolitano, firmando il decreto salva Ilva, ha ribaltato completamente un suo precedente indirizzo. Nel caso Englaro l'ex comunista Presidente della Repubblica italiana, rifiutò di firmare un decreto urgente del premier Berlusconi per salvare la vita di Eluana, sul presupposto che quel decreto fosse eversivo del principio che non si interviene, da parte del legislatore (seppure nella forma di legislatore eccezionale, come è consentito al governo nel caso della decretazione d'urgenza) su una pronunzia giurisdizionale. A parte le considerazioni sulla opportunità di quelle pronunzie giurisdizionali (in assenza di leggi positive, quelle sentenze avevano tutto il carattere di sostituzione al potere legislativo, con inammissibile valore creativo... consiglio, fra tutte, la lettura delle limpide parole del professore Gazzoni...) il Presidente dovrebbe spiegare il perché di questa difformità di comportamento. Non mi pare possa fondarsi sulla valutazione dei beni pregiudicati, perché allora sarebbe difficile spiegare, in termini di maggiore meritevolezza, la necessità della salvaguardia dell'occupazione sulla necessità di salvare una sola persona dall'imminente pericolo di perdere quella vita per una serie di provvedimenti giurisdizionali con chiaro contenuto "creativo", in assoluto disprezzo del principio della separazione dei poteri. Forse aveva ragione il senatore Quagliariello, quando, in quella drammatica seduta del Senato, nell'imminenza del rifiuto del Presidente Napolitano di firmare il decreto, sulla morte di Eluana ebbe a dire che "un giorno" conteranno le firme apposte e quelle non apposte. Come disse Virgilio: forsan et haec olim meminisse iuvabit!

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