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I nuovi martiri

15 Novembre 2012 alle 12:45

L’articolo di Meotti illustra uno dei più immani fenomeni della nostra storia contemporanea: le persecuzioni anticristiane. Vorrei partire da lì per alcune considerazioni. Infatti, quello che mi colpisce, da credente, è la tiepidezza con cui la questione viene accolta qui da noi, nelle nostre società, tutt’al più percepita nella dimensione “politica” o sociale. Ma si tratta di un fenomeno religioso, prima che di qualunque altra natura! E io trovo strano che per lo più venga recepito e “sentito” con freddezza, con un deficit di empatia spirituale che non ci si aspetterebbe da parte di correligionari. Lasciamo perdere le gerarchie ecclesiastiche, tutte tese a mantenere aplomb e equidistanza. Ma un flusso sotterraneo di compartecipazione psicospirituale maggiore di quello che si osserva me lo aspetterei da parte di tutti noi, loro fratelli di fede. Trovo paradossale, questo sì, che veniamo chiamati (anche da parte della chiesa) quotidianamente alla solidarietà sociale di accoglienza verso tutti, immigrati e non, e non incitati a spendere intenzioni di preghiera verso dei correligionari (ammesso che questo termine desueto continui ad avere corso semantico nel nostro mondo comunicativo) perseguitati e martirizzati. E’ come se si attribuisse al fattore sociologico un primato su quello religioso. Non credo che si riuscirà a comprendere in tutta la sua interezza la dimensione di questa tragedia del nostro tempo fino a quando ciascuno di noi non si sentirà spinto interiormente a versare lacrime di preghiera e a farsi prossimo verso questi fratelli di fede gettati a terra, derubati, spogliati e feriti nell’anima e nello spirito.

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