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Un altro come lui

9 Novembre 2012 alle 14:45

Non c’è bisogno di un altro come Berlusconi, ma di un altro fuori da ogni responsabilità passata, Alfano compreso che è stato ministro della giustizia. Proviamo ad immaginare delle primarie allargate, magari preparate qualche mese fa, ora secondo me servono per gettare un seme futuro. Non di partito, che sarebbe meglio, ma la “rivoluzione” maggioritaria incompiuta costringe agli ulivi o giù di lì. Primarie dove ad esempio si candida Tosi (un sindaco), che voterei, oppure Zingales che voterei ancor meglio per il bagaglio tecnico che offre. Oppure qualche altro sconosciuto ai più, ma con un sostanzioso curriculum, e non penso affatto ad imprenditori. Una rigenerazione che invece non avverrà e i sintomi li abbiamo visti due anni fa con la vicenda Fini. L’asse Lega-PDL nel 2008 raccolse oltre due milioni di voti in più degli altri. Gli elettori s’accorsero che non avevano votato un partito innovatore ma un vecchio partito di Dorotei. L’ossessione del potere (cosa è servito se non a ridurre il partito ad un semicespuglio?) ed il disinteresse verso l’elettorato ha fatto si che al posto del “traditore” Fini entrasse in maggioranza un esercito di mezze figure desiderose di prebende. Pensate un momento se Berlusconi (Bossi voleva elezioni) a reti unificate avesse pronunciato queste parole: “L’esperienza del governo è finita. Non riusciamo a portare a termine i nostri programmi grazie a Fini (accuse su accuse). Noi non apparteniamo alla Prima repubblica e respingiamo con sdegno qualunque mercato di parlamentari che avvilisce la democrazia. Rimetterò il mandato al capo dello stato e vogliamo tornare alle urne”. Il rischio del ribaltone c’era. E se ci fosse stato nell’aprile prossimo saremmo tornati alla grande. Il Pdl, per me, è reo di aver gettato alle ortiche un progetto e i suoi elettori, in cambio di un piatto di lenticchie.

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