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Il riposo del guerriero

25 Ottobre 2012 alle 10:00

Se bisogna dar fede a quanto affermato dal Cavaliere nel suo comunicato di questa sera, la gloriosa “Austerlitz” – discesa in campo del 1994 contro la “gioiosa macchina da guerra” del prode Achille – si è conclusa con la più umiliante delle disfatte. Si abbandona il campo già conquistato fra i sibili e le pernacchie che hanno accompagnato l’ultimo biennio dello scapestrato Cavaliere. Fra le letixie quotidiane e le nequizie notturne, irretito dalla “piccola” marocchina, non lascia eredità d’affetti. “De scurra multo facilius divitem quam patrem familias fieri posse” – Cicerone” – Uno scapestrato può diventare più facilmente ricco piuttosto che padre di famiglia). Abbiamo vissuto 18 anni in trance, fra l’incredulità e lo sbalordimento, il risveglio all'ombra del Colosseo ci ha consegnato la debacle fra le macerie dell’Aquila e alla condanna penale della congrega che inneggiò al catastrofico terremoto. Tutta l'arciconfraternita del “pronto soccorso civile”, già pregustava i lauti guadagni sulle macerie mai pensando d’essere intercettati da orecchie indiscrete allertate dal fracasso. Olio bollente sulle piaghe, notturni baccanali allietati con fede da mezzani e ruffiani ansiosi di fregarsi le posate d’argento del dinner party. È finita! Malamente, ma è finita! Speriamo che il peggio non ci travolga (dall’olio al “padellaro”). Rebus sic stantibus pare che le vetuste schiere stiano cadendo; se non altro il Cavaliere ha segnato anche la rottamazione dei pervicaci politicanti e nuova linfa inizia a scorrere fra i Renzi che si appropinquano al potere. (L’Alfieri avrebbe detto dolorosamente: “Spesso è da forte, più che il morire, il vivere”).

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