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Moderati e radicali

23 Ottobre 2012 alle 20:30

Moderati. Mah, chissà che vuol dire, a furia di cercare i moderati, il centrodestra ha perso milioni di voti radicali. Credo sia perdente e anche un po’ irresponsabile inventarsi un elettorato virtuale di moderati quando gli elettori sono radicali e lasciarli senza rappresentanza e senza risposta politica; riempire il vuoto di offerta politica con l’estetica di parole prive di significato (moderati, progressisti, centro, destra, sinistra); dimenticare che le riforme vere sono il miglior antidoto alle rivoluzioni false; rifiutare la realtà del fallimento di un esperimento tecnocratico privo di legittimazione e per questo indigeribile per tre quarti di elettorato. I radicali di destra hanno votato sin dal ’94 Berlusconi e Bossi perché rappresentavano la rottura con la repubblica dei mille partiti, del trasformismo, della partitocrazia, del fiscalismo, dello statalismo. Oggi chi interpreta queste domande di radicalità, chi rappresenta queste aspettative radicali, deluse ma ancora vive? I moderati? Il volenteroso Alfano? Il barbaro che sogna la presidenza lombarda quando stanno annientando le autonomie? Il doroteo Casini? Il mondano Montezemolo? L’istituzionale Schifani che dice “bravo” al vile e demagogico arresto di un senatore? E con quale progetto, quale idea d’Italia? La moderata democrazia consociativa della grande coalizione? Sì, eh? E poi si allarmano per Grillo che avanza…

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