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Democrazia e Twitter

19 Ottobre 2012 alle 15:45

L’uomo, o meglio, gli uomini del Ventunesimo secolo sono differenti in un senso molto profondo: antropologico e di consapevolezza, in molte direzioni. Uomini che costruiscono la storia poiché sanno leggere, fra le pieghe della cronaca, le grandi tensioni e i grandi movimenti. Io credo che questo sia il processo più interessante. Credo che stia nascendo una nuova visione, un nuovo orizzonte, non di tipo politologico e economico, ma antropologico. Una nuova consapevolezza antropologica. E credo che Twitter vada inteso non tanto come un contributo tecnologico – perlopiù di impatto modesto - sulla gestione di una “democrazia diretta”, quanto piuttosto come il segnale di un ridimensionamento forte, radicale, storico della “politica” (le virgolette sono d’obbligo) così come è stata concepita dal nascere degli stati-nazione prima e dagli stati democratici poi. In altre parole twitter potrebbe essere il segnale, la punta dell’iceberg, il sintomo, non solo di un ridimensionamento del ruolo dei partiti politici nella gestione della “cosa pubblica”, ma del peso dello stato nel regolare la vita dei cittadini. Questo perché il concetto di cittadinanza è divenuto un disvalore. Una controspinta all’esser uomo. All’essere se stessi. Per esempio Twitter e i Blog non vanno visti come tecnologie per una democrazia diretta ma come lo scavalcamento del politico professionista e dei partiti (che non a caso oggi si chiamano “ partiti tradizionali”). L’epoca -semmai vi fosse stata - in cui la soluzione ai problemi eterni dell’uomo era “politica” cioè una differente, o evoluta, o rivoluzionaria, concezione della gestione della polis è finita. L’uomo non dipende, né vuole dipendere dalla gestione della polis. Ma nemmeno dalla polis.

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