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Dura lex, sed...

17 Ottobre 2012 alle 15:30

Con altri tre pazienti, stavo seduto in un corridoio d’ospedale, fuori da un gabinetto specialistico. Uscì un’assistente che pronunciò: “duecentododici”. Lo ripeté per ben tre volte, poi mi s’avvicinò: “qual è il suo nome?”. Glielo dissi e lei: “allora è lei il duecentododici”. Poi: “noi non possiamo pronunciare in pubblico il nome dei pazienti, per la legge sulla privacy. Sorrisi amaramente pensando alla macroscopica cretineria distillata da chi s’ingrassa con i nostri voti. Oggi leggo che andranno a controllare minuziosamente i nostri conti bancari, le nostre spese private e la destinazione delle stesse. Credo che il fascismo, il nazismo ed il comunismo non siano mai arrivati ad una distruzione della personalità di tale portata. Sentirsi controllati da quella congrega invischiata in milioni di ribalderie, avvilisce mortifica e prostra ogni cittadino che ritiene di essere rispettabile ed ha vissuto con dignità il suo ruolo. Questa sarebbe la “privacy”, quella partorita gemellarmente con la “par condicio”. E vorreste che corressimo ancora compatti alle elezioni?

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