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Demeritocrazia

15 Ottobre 2012 alle 17:45

Merito, meritocrazia, una società che sappia valorizzare il merito. Il merito alla base di un rinnovato patto sociale ed economico che rimuova lacci e laccioli che frenano il libero dispiegarsi delle energie creative dei più talentuosi ed intraprendenti che però non beneficiano di alcuna protektia. Questo è il credo che si va sempre più affermando, trasversale alle ideologie, sempre più ecumenico. Meritocrazia è il verbo che uno stuolo di predicatori diffonde per ogni dove, da Aspen al Vaticano. E' talmente giusto che una società si affidi ai più meritevoli, a coloro cioè le cui capacità nei campi più svariati possano essere volano di progresso e benessere per l'intero corpo sociale -in cambio beninteso di adeguato riconoscimento materiale e morale- da scadere nell'ovvio. Ma siamo sicuri che i problemi che affliggono la nostra società siano dovuti alla scomparsa del "merito" nelle scelte che incidono nella nostra vita pubblica e privata? O non è forse più vero che la nostra democrazia ha gradualmente perso la capacità di mantenere attivi e vigili tutti quei meccanismi psicologici, culturali, sociali,economici, politici che, intersecandosi a tutti i livelli, formano una vera e propria rete di controllo ed eventualmente di sbarramento contro ogni tipo di degenerazione, anche meritocratica? Mussolini ed Hitler, a modo loro, sono stati il prodotto di una "selezione meritocratica" avviata dall'agonia di democrazie imbelli e corrotte; anche "er batman", per rimanere a vicende a noi più vicine senza far ricorso a mostri (letteralmente) sacri della storia, è il frutto di un notevolissimo consenso elettorale. Non è al merito che dobbiamo tendere ma al ripristino di tutti i processi di partecipazione e controllo che la democrazia prevede e senza i quali non sopravvive; a quel punto il merito, quello vero,emergerà spontaneamente.

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