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Il genio è solo. Come sempre.

12 Ottobre 2012 alle 19:20

Pur non conscendolo personalmente, nè aver visto la sua storia da vicino e dall'inizio, come potrebbero dire certi suoi stretti collaboratori-amici, non ho mai creduto al Berlusconi mafioso. Mafioso anche nel senso di affiliazione a lobbies losche dell'economia e della finanza, che molto e ancora si dividono controllando i bottoni della partita, ora in touch screen. Non ho mai creduto al Berlusconi-Diavolo, con la sete del potere che significhi solo controllo e tornaconto. Quella che taluni definiscono ingenuità sua o nostra è in realtà la convinzione che ad andar male sia stato il progetto nel suo complesso, soprattutto nella parte in cui toccava scegliere gli uomini da mettersi a fianco per quella che avrebbe dovuto essere una vera grande avventura riformista, la rivoluzione liberale. E se il suo sogno era quello di un'Italia come una grande S.p.A., di quelle che funzionano, di quelle coi dipendenti che sorridono sempre, non era l'Italia che si poteva fare. Nonostante questo progetto di aziendalizzazione fosse tutt'altro che scandaloso o immorale, qui non si poteva fare. L'errore di calcare la mano in questa direzione, sempre con collaboratori, non tutti ma quasi, non all'altezza del compito imprenditoriale, è stato pagato da tutto il Paese specialmente per questo suo vizio di tirare a campare. Ma il nostro debito non è uno scherzo, la speculazione mondiale e la crisi finanziaria ancora meno. E le riforme? Deserto, illusioni ottiche, solo finzione quasi, dico quasi, come quelle del Governo Monti. Poi, la consapevolezza del genio di esagerare non c'è mai stata e ancora adesso, tra finti segretari, tribuni con le crisi di panico e giovani big che si smarcano di nascosto con le loro fondazioni chic, non è rimasto nessuno ad ammettere non tanto il fallimento, quanto il vuoto totale di fronte al tremendo bisogno di idee che c'è.

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