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Tutto in fieri

8 Ottobre 2012 alle 19:00

Dopo aver annusato e soppesato le parole e le mosse della Bindi, di Marini, di D’Alema, degli aggregati vari e Vendola, che rottama i “modelli culturali”, cioè le idee altrui, Bersani e Renzi hanno capito che i veri nemici, i più pericolosi, i più subdoli, per vetuste e nuove brame, li hanno in casa e che gli interessi di quella parte coincidono nel tenerli divisi. Si sono scoperti complementari: Bersani senza Renzi non avrebbe mai avuto la forza e lo stimolo per iniziare a sganciarsi dagli antichi vincoli e, Renzi senza Bersani non avrebbe avuto un punto di riferimento di cui fidarsi per il cambio generazionale e quello che comporta. Fidarsi in politica è una parola strana, anomala, incongruente, ma Renzi l’ha usata, Bersani ha dovuto replicare dicendo che lui si fida di sé. Schermaglie obbligate. E’una complementarietà da maneggiare con cura e lungimiranza, con gli stop and go del caso, la bestia mediatica esige il suo nutrimento, con intelligenza strategica e finezze tattiche. Anche nelle simpatie per Renzi. Il cammino è in salita ed è solo all’inizio, gli avversari e i nemici numerosi e agguerriti. Una cosa è certa: le rivoluzioni incruente degli assetti di potere sono molto più difficili da realizzare di quelle coi forconi. Poi a, In Onda, senti Vendola, uno di quelli che hanno in casa, gridare che in Italia non c’è libertà perché lui non può sposarsi, non può adottare un figlio e perché manca una legge che punisca l’omofobia, allora t’illumini, capisci le vere ragioni della crisi, della recessione, della disoccupazione e del perché i mercati ce l’hanno con noi. Ben oltre le comiche finali.

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