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I galli del pollaio

8 Ottobre 2012 alle 14:00

Nei fatti, il trambusto che agita il parterre de rois politico, si riduce a una lotta di galli che si beccano violentemente per stabilire la leadership nel pollaio. Il pollaio è l’Italia ovviamente, i polli, più ovviamente, siamo tutti noi che facciamo il tifo per quello che ci dovrà spennare. La perplessità per la sceneggiata in corso è al limite del risibile, ma bisogna sopportarla perché si sostiene che è la democrazia. Nel Pd, ostinati democratici oltre ogni dire, ci si becca all’ultimo sangue, i galli si confrontano a beccate e il toscano sembra avere il becco più affilato degli altri. Gli è alle costole il pugliese, ma l’emiliano non è che se ne stia con il becco chiuso. Uno starnazzare per l’aia, di polvere sollevata e di grida rauche delle bestie che tentano la beccata risolutiva. D’improvviso scoppia la tregua, il silenzio si fa sussurro e i contendenti sembrano appaciarsi sulle modalità che i polli dovranno osservare per la scelta del “gallo-re” del pollaio: tutta una manfrina ad usum populi. Come spettatori c’è poco da star allegri. Potremmo creder che “Abusus non est usus sed coruptela", “l’abuso non è l’uso, ma la sua degenerazione”. Voler farci credere che queste “primarie” siano l’espressione più genuina della democrazia, è artificio demagogico montato appositamente per darsi le arie d’essere più democratici della stessa democrazia. Fa da corollario allo spettacolo esilarante la ressa dei vassalli che vorrebbero mettersi al servizio del nuovo duca, ed anche fra questi c’è lo starnazzamento per garantirsi la precedenza sulle future prebende che il nuovo duca elargirà al più tenace. Il tutto sempre nel gran crogiuolo denominato de-mo-cra-zi-a. W l’aristocrazia!

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