cerca

Il Triumvirato evirato

4 Ottobre 2012 alle 13:00

È un suicido peccaminoso quello di auspicare l’avvento di una classe giovanile ai vertici della politica. Anziani personaggi, di età e di “cursus honorum”, brigano e attendono speranzosi il capovolgimento delle usanze che hanno imposto sempre gli anziani al vertice del potere. Dalle tribù di Israele biblica ai pellerossa delle tribù Apache, nell’esercito, nelle carriere burocratiche, l’anzianità ha sempre fatto grado. Oggi non sarebbe più così. La saggezza, figlia dell’età e dell’esperienza, va in rottamazione e, la gioventù, si impone come status symbol che obbliga alla precedenza. L’anzianità ha fatto il suo corso: largo ai giovani. Il dramma è che anche la gioventù fra qualche anno sarà vetusta e certe pretese cronologiche verranno inficiate da altri giovani che incalzano. Sarà un fuggifuggi generale che relegherà esperienza e sapere fra le cose inutili cui serbare ironie e strafottenza. La leadership è una conquista del soggetto che mostra ai suoi compagni la capacità di essere leader della gente che gli si affida. Non è un grado conferito per concorso o per competizione sportiva vinta sul traguardo, è un prestigio che appartiene al singolo che lo detiene per intrinseca qualità. Non c’è gregge che non abbia il suo pastore, come non c’è esercito senza il suo generale. E non c’è orchestra senza il suo direttore. Il Montezemolo fa diversi tentativi per inserirsi a poco pezzo nello stato maggiore di quelli che comanderanno, la sua età non è più quella di Sigfrido e simula di accodarsi al triumvirato che dovrebbe giocare col professor Monti. Anche Monti è anzianotto (non ha l’età), ma i gradi guadagnati sul campo, impongono l’alto rispetto, sarà lui che saprà sottrarsi alle tentazioni faustiane. Il triumvirato immaginato resterà una vaghezza.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi