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Di che parla la storia di Bersani? Di una onesta, coriacea e brava persona. Basta?

24 Settembre 2012 alle 20:15

Non si può dire che Vendola non sia stato chiaro:”Una coalizione c'è se si capovolge l'agenda del premier Mario Monti. C'è se a pagare saranno le grandi ricchezze e non il lavoro dipendente. C'è se si assomiglierà a Hollande e non alla troika di Bruxelles, Casini?, incompatibile; chiuso”. Ora Bersani è rimasto col cerino acceso in mano e non può, proprio non può, essere altrettanto esplicito. Parafarmacie e uffici postali aiutano poco. Il problema di fondo, autentico, della trafila Pds, Ds, Pd ed alleanze varie, è costituito dalla composizione della squadra, ex Pci, Bersani compreso, ed ex sinistra Dc, che l’ha gestita. Quella squadra non aveva e non ha, la cultura dell’innovazione, il coraggio politico e la capacità di vedere oltre se stessa. Una squadra, di mestieranti del pallone, senza fuoriclasse, il miglior fico del bigoncio non ha mai voluto rischiare in proprio gli stinchi, forte in difesa e nell'interdizione, vista bene da tanti arbitri e assistenti, ma priva di fantasia, di estro e dell’amore del rischio: elementi indispensabili per andare all’attacco. Poi l’anagrafe ha fatto il suo corso ed è naturale che quelli tenuti in panchina, pur con progetti diversi, incerti tra la rassicurante, cooptazione e il mettersi in gioco spavaldamente, pretendano di giocare la loro partita. Non quella dei “senatori”. Tutto complicato dal fatto che invece di un allenatore, come sarebbe logico, ce ne siano cinque o sei in contrasto tra loro circa il modulo di gioco da adottare. Bersani allenatore unico? Paradossalmente né quelli in campo né quelli in panchina lo vogliono veramente. Lo ritengono incapace o lo avvertono come un ostacolo alle rispettive brame?

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