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"Non uccidere", precetto giuridico religioso

20 Settembre 2012 alle 18:45

Il "Corriere salute" del 16 ha pubblicato un articolo di Ruggiero Corcella dal titolo: “Negli Usa un medico di origine indiana ha creao un programma di aiuti che riutilizza i dispositivi di pazienti deceduti – Con i pacemaker tante vite salvate nei Paesi poveri”. Lo accompagnava un altro intervento sotto il titolo: “In Italia non c'è un divieto esplicito, ma una circolare blocca di fatto ogni attività”. Ho sbarrato gli occhi: come, nel Paese in cui si cambia continuamente le leggi, in cui gli atti normativi saranno forse un milione (700mila è un dato che scoprii qualche lustro fa), ci si fa bloccare da una circolare? La vita non ha proprio nessun valore? Fa il paio con la mancanza di una legge che statalizzi il sistema trapianti, il quale, subordinato ad una donazione senza fondamenta e soggetta all'egoismo umano, porta a morte inutile tanti innocenti. Ma questo è un altro discorso, perché vige in tutto il mondo. E già due Stati hanno legalizzato il commercio degli organi, ma nessuno pensa a legalizzare l'intero sistema, spazzando via il paravento della donazione. Cioè operando automaticamente al verificarsi della morte cerebrale, l'unica condizione necessaria e senza la quale procedere sarebbe criminale. Persino in Cina fanno firmare ai condannati a morte una dichiarazione di donazione dei loro organi!

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