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Il partito di Monti

11 Settembre 2012 alle 20:30

Il partito di Monti Il partito montiano, per la verità, sembra esserci già, in avanzato stato di composizione: ha un presidente della repubblica in pectore di molti e credibili candidati premier in abbondanza; forza parlamentare organizzata (mezzo Pdl, mezzo Pd, tutto il centro); un sistema istituzionale congeniale già in atto, benché non formalizzato (il presidenzialismo francese); è affiancato da una fabbrica del consenso collaudata, la maggior parte dei media; non ha volutamente un’ideologia né un ideale, sono rischiosi, però ha un sentiment (patriottismo retorico) e una prassi (poca politica, molta amministrazione). Un gollismo dei poveri, cioè senza De Gaulle e l’Ena e senza il patriottismo repubblicano dei francesi, ma un progetto completo. Vedremo, se son spine pungeranno. Quella che manca sembra l’alternativa. I “progressisti”, come i “moderati” peraltro, chissà che vuol dire, sembra più estetica che politica; la rivoluzione liberale degli italici anglosassoni da noi non ha storia, sembra impraticabile; la socialdemocrazia ha esaurito il suo compito storico offrendo una via d’uscita al marxismo politico, occasione da noi non colta. Insomma, l’alternativa manca, sparpagliata tra leghisti in via di intimidazione, rottamatori in via di invecchiamento, antagonisti senza via d’uscita, qualunquisti inutili, liberali solitari, comunisti settari, gente del tutto incompatibile. Non è cosa sana: la mancanza di alternative e dissenso, pluralismo e conflitto, la cappa conformista, fanno perdere sobrietà ai governi senza opposizione, che assumono via via missioni salva Italia, salva Europa, salva tutti…

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