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Siamo alle solite

4 Settembre 2012 alle 21:30

Per la morte del cardinal Martini si fa molta polvere e ritorna la contrapposizione fra certezza e dubbio. Quest’ultimo considerato frutto dell’umanesimo, non teologico. Rodari riferisce un fatto poco noto, ma importantissimo. La dichiarazione congiunta voluta dall’allora cardinal Ratzinger con i protestanti. “La salvezza è solo opera di Dio”. E’ la dottrina della giustificazione, cavallo di battaglia di Lutero. Le opere, sono in secondo piano poiché, in ogni caso, non riescono da sole a salvare l’uomo. Cinque secoli di contrapposizione risolti. Nei cinque secoli precedenti nessun dubbio, per poi scoprire che la distanza fra cattolici e protestanti era ricomponibile. Il dubbio attraversa la coscienza di tutti o quasi i mistici e santi, che hanno conosciuto il “deserto”, parola più consona. Il dubbio-deserto è umano, certamente, ma è anche lo stimolo per la ricerca. La certezza non è nemmeno dato tradizionale. Gesù sulla croce ha parole terribili “Padre perché mi hai abbandonato”. Mi sembra che si confonda molto il dubbio ritenendolo fonte di relativismo, quando è semplicemente un dato antropologico inalienabile. C’è una linea di faglia fra il dubbio frutto dell’umanesimo e quello che investe anche la sfera religiosa. Il Papa, che non è certo un relativista, ha affermato (non sono le parole testuali) che la fede si svolge lungo un vertiginoso abisso; l’inconoscibile. Da qui comprendiamo che la salvezza è veramente opera di Dio e non dell’uomo. Sfido chiunque si professi cristiano a non ricordare periodi di aridità, ben oltre il consentito, al limite dell’ateismo. Non mi piace il polverone su Martini come sempre frutto di contrapposizioni più politiche che di fede. Ciò detto a me Martini non diceva molto. Nel messaggio che il Papa ha inviato in occasione delle esequie del cardinale, una sorte di elogio funebre, c’è molta stima nei confronti di Martini. Questo basti a tutti, a chi lo amava e a chi lo osteggiava.

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