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Il cavallo di Troia sappiamo cos'è

29 Agosto 2012 alle 17:30

Succede che Anders Breivik, un bianco norvegese, fa quello che ha fatto: 77 morti, a Utoya. Succede anche che Richard Millet, un francese, redattore di Gallimard commenta il fatto: “Non approvo i crimini commessi… (ma) queste azioni sono, nella migliore delle ipotesi, una manifestazione ridicola dell'istinto di sopravvivenza di una civiltà”. E aggiunge pure che “Le nazioni europee si sfaldano, la loro essenza cristiana si perde a vantaggio del relativismo generale e del multiculturalismo” – una tesi che il Foglio ha spesso sottolineato. Tahar ben Jelloun, dopo aver insegnato filosofia in francese, in Marocco, emigra in Francia perché non vuole insegnarla in lingua araba (Wikipedia), lui arabo. Adesso scrive su Repubblica e molti intellettuali (e non solo) condividono la tesi di Millet, facendo venire i “brividi”. Che i nativi desiderino mantenere viva la tradizione giudaico-cristiana non lo preoccupa. Lui non dorme perché si sente circondato da “islamofobia”. E Repubblica gli tiene bordone.

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