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Riforme per la giustizia

27 Agosto 2012 alle 20:00

Da tanti anni dico che l'ordinamento giudiziario va “rifondato” e, da parecchi, che le intercettazioni non sono troppe (argomenti condivisi di Luigi Ferrarella) e “devono” essere fatte. Il primo problema è che vengono affidate dai singoli uffici a società diverse e a condizioni di gran lunga diverse e questo è un problema minimo che può ben essere velocemente e facilmente regolato con legge. Il problema grave è l'uso improprio che se ne fa e un “lascia fare” assolutamente inconcepibile su un problema di tanta importanza. Ma l'autonomia dei magistrati..., la loro irresponsabilità..., quella dei mass media..., l'inconsapevole voglia di tutti di vivere nel disordine per poter criticare e furbescamente manovrare... Un altro problema che a me sembra impropriamente affrontato è quello della distruzione di tali ottimi mezzi di prova: oggi non vi sono problemi di conservazione, allora perché distruggere materiale costoso che potrebbe essere usato per altre cause, ma certamente utile agli storici fra qualche decennio? Naturalmente punendo il custode infedele! Grande conforto ho avuto dalla lettera di Giulio Gavotti (Presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione e già componente del Csm), pubblicata oggi 18 agosto da Avvenire sotto il titolo: “Perseguire chi divulga atti riservati”. In essa ho trovato conforto tecnico per una parte dei miei pensieri: “le registrazioni telefoniche costituiscono atti processuali coperti dal segreto istruttorio ai sensi dell’art. 329 del Codice di proceduta penale e la loro pubblicazione è vietata dall’art. 114 di detto Codice, non solo finché permane il segreto, ma anche successivamente, fino a che non siano concluse le indagini preliminari, ovvero fino al termine dell’udienza preliminare, e costituisce reato previsto e punito dall’art. 684 del Codice penale”.

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