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A diti districati

24 Agosto 2012 alle 16:15

Chiarissimo Direttore, siamo messi male, queste dispute fra gentiluomini che ambiscono al Quirinale, fanno della gara una corsa nei sacchi e rendono la meta una risibile contesa da Olimpiadi concluse. A lei le si intrecciano i diti? A me mi s’intrecciano gli intestini e il vomito è l’unico conforto che mi solleva dal disgusto. Il tedoforo con la fiaccola è già in viaggio verso Buenos Aires e la Cordigliera delle Ande è poco raccomandata per la sua instabilità tettonica. Ma non c’è problema, a chi piace, anche i terremoti possono provocare le ebbrezze del traguardo: ma a conquistarlo. Qua ci stiamo ingarbugliando nel solito mare di arzigogoli con i quali i politicanti di vecchio pelo, sanno incantare gli elettori cui richiedono consenso e stima. Fin qui siamo nei parametri regolamentati dalla democrazia, però quando il gioco si fa falloso e gli arbitri sono gli stessi giocatori che si erigonoi a giudici del match, allora le cose si deformano e i fallosi devono essere espulsi per consentire al gioco di svolgersi nella massima legittimità. Ci sarà il commissario ai giochi che saprà espellere il falloso prima che da buon chierico non nasconda sasso e sassata? Con megafoni e Grilli Travagliati, sarà complicato zittire i Di Pietro nella disperata ricerca della discarica mediatica. Lei, con la sua intelligente ironia, castiga le offese che nobili servitori del “Papa” hanno fatto al pontefice cui avevano offerto dedizione e altruismo e fedeltà. Diciamo che così come per il coraggio, che se non c’è non possiamo inventarcelo, anche la lealtà è un nobile sentimento (vinto dalla vanità) che se non si è coltivato è vano cercarlo: è inesistente. Della qual cosa era ben consapevole Sallustio (Bellum Iugurthinum) che coniò la “Punica fides” per indicare la malafede e la slealtà. Non sarà che “Victrix causa deis placuit, sed victa Catoni”. Chi sarebbe il nostro Catone? Travaglio?

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