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Giustizia e bel Renè

23 Agosto 2012 alle 14:45

E' scoppiato il caso Vallanzasca, il bel Renè: per lui sono aperti, solo alla Procura di Milano, due grossi faldoni. Ora gli sarebbe concesso lavorare di giorno a Sarnico (BG), cosa che il prefetto di Bergamo ritiene inopportuna perché 35 anni fa uccise, in quella provincia, 2 agenti della stradale. Il problema mi sembra malposto: bisogna solo accertare il recupero, naturalmente con una commissione di professionisti come Vittorino Andreoli. Se recupero c'è stato (e sussiste sempre il rischio dell'imperfezione umana), è giusto restituirlo a quella società civile che ha gravemente offeso con i suoi crimini orrendi. E ovunque, a Bergamo come a Palermo! “E' un altro uomo”, come dice la vulgata corrente di buonisti o ispirati da una religiosità malata. Non vorrei si dimenticasse il caso Izzo, premiato per essere stato bravo, ben giudicato da un professionista dell'amministrazione (!), che ha finito per ammazzare due donne. E Vittorino Andreoli si chiese (nero su bianco) come mai dei magistrati e degli psichiatri non avessero capito di avere a che fare con uno psicopatico! Ecco: io sono pessimista e penso che gente come Izzo, il bel Renè o (peggio) il Battisti, non possano essere recuperati: solo l'infinita misericordia divina vi potrebbe riuscire. Però io non sono solo un pessimista, ma anche un pragmatico che ha la pretesa di pensare che la pena, oltre la funzione di risarcimento alla società, abbia anche quella del recupero del reo. E per questo ci vuole un sistema complesso (di uomini, spazio e mezzi) basato soprattutto su equipe di psicologi che li seguano tutti i giorni. Ma... non sarà possibile neppure in Svezia.

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