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Con chi stare?

23 Agosto 2012 alle 12:30

Egregio direttore Ferrara: un curioso antico che s’impiccia per dover d’arte. Lei scoprì al liceo, senza dubbio, che il parricidio è risorsa antica. Parricida fu Giove che si liberò del padre, Urano, che s’ingozzava dei suoi figli. Liberò così gli Dei che vivevano (si fa per dire) sotto la tirannia paterna. La faccenda andò un po’ diversamente, fu Crono che colse nel sonno Urano e col falcetto di selce di cui era armato lo castrò afferrandogli i genitali con la sinistra (che da quel momento fu sempre la mano del malaugurio) gettandoli in mare presso Capo Drepano. Da alcune gocce di sangue del castrato Crono, cadute sulla Madre Terra, essa generò le Erinni, furie che puniscono i parricidi e gli spergiuri. Anche le Ninfe nacquero da quel sangue. Fu tutta una rivolta, un subbuglio planetario eccetera eccetera. Le stagioni del mondo ebbero diverso Sole e la libertà serpeggiò fra gli Dei animati dal sacro furore d’ intrigarsi della vita degli uomini. Guareschi, parlando di quel sant’uomo di Don Camillo, ammoniva l’elettorato democristiano che si recava in cabina a votare: “Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no!”. Per intendere che Dio, Jupiter che fosse, aveva occhi dappertutto. Perciò ci si libera di Dio e lo si uccide per conquistare la nostra libertà d’essere iniqui (perché il bene non soffre di istinti liberatori). Il suo collega di Repubblica pensa al parricidio? Gli direi di soprassedere, non è l’età dell’oro. A quel tempo, sotto Crono signore del mondo, gli uomini vivevano senza pene. Eegli, il collega, non è più vigoroso e il futuro non è che arrida gratificante. L’età attuale è quella del ferro, gli uomini sono indegni discendenti della quarta età (età del bronzo): crudeli, ingiusti, infidi, libidinosi, empi, traditori. Lasci stare, il vegliardo Urano è preferibile a qualsiasi altro sostituto: al peggio non c’è mai fine.

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