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Fini ha fatto tabula rasa, ora si può costruire

21 Agosto 2012 alle 13:30

I mille rivoli in cui la roggia politica di destra si è di fatto dispersa in questo nuovo millennio altro non sono che l'esito naturale di un pensiero politico e sociale da sempre diviso in scuole, nicchie e teorie, incurante di cercarsi una leadership rappresentativa in Parlamento attorno alla quale unirsi per praticare la politica attiva. Fini, dopo Fiuggi, ha fatto sperare a taluni di essere l'uomo giusto al posto giusto. La sua evanescenza intellettuale tuttavia ha prevalso sulle sue presunte capacità comunicative e politiche, con buona pace di chi - con grande senso pratico - aveva sperato nell'avvicendamento tra azioni e idee in un momento politico apparentemente favorevole. Grazie al suo fiammeggiante fallimento, ora il posto è vuoto, le anime da rappresentare nell'attuale sistema maggioritario sono molte e - ogni tanto piace ricordarlo - non si vive di solo liberismo. La destra italiana ha un patrimonio storico filosofico importante, se solo si avesse voglia di farlo conoscere attraverso vie meno elitarie o di incastrarne i buoni principi nell'azione politica. C'è da sperare che l'incertezza in cui tutti si sta annaspando non impedisca alle poche ultime belle menti rimaste (fuori dall'attuale Parlamento) di raccogliere le forze ed impegnarsi fattivamente per il bene della nostra nazione, pena la definitiva dissolvenza nella non rappresentanza politica e la progressiva archiviazione nel passato remoto.

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