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Riforma dell'ordinamento giudiziario

20 Agosto 2012 alle 18:30

Finalmente voci della supercasta cominciano ad ammettere che i magistrati non possono darsi alla politica. Senza andare lontano, al laico Cacciari che costrinse Casson a dimettersi dalla magistratura, passando per accenni di Violante, magistrato che da tanti anni ha lasciato per la politica, a Vietti (vicepresidente del Csm), il 19 agosto abbiamo appreso che addirittura Vigna abbia affermato (sottotitolo di un articolo del “Corriere”): “Magistrati mai in politica (…) La distinzione dei ruoli sia netta”. Eppure abbiamo avuto almeno un magistrato ministro rimasto magistrato! Ma io penso che l'intero ordinamento giudiziario vada rifondato: 1) separazione di due categorie diverse e contrapposte (giudici e pm); 2) procedura di reclutamento, da iniziare con un esame psicotecnico, seguito da apprendistato in uno studio di avvocato; 3) esame scritto e orale; 4) apprendistato con affiancamento ad altro magistrato debitamente certificato; 5) passaggio ad un lavoro autonomo; 6) niente sindacati; 7) niente attività diversa da quella istituzionale (neanche volontariato in oratorio); 8) in caso di abbandono, esame di tutto il lavoro svolto, che dev'essere esclusivamente giurisdizionale: niente direzione degli uffici giudiziari e direzioni generali del ministero; niente attività amministrative (gestione corpi di reato, esecuzioni civili e penali...); niente attività dal confine incerto (decreti ingiuntivi, decreti penali, cumuli delle pene...). Tutte queste attività devono essere affidate ai dirigenti amministrativi in piena autonomia. Termine che tanto piace alla super casta per coprirsi, dimenticando che la stessa vale solo per l'attività di giudizio. Infine, esame di merito ogni anno o, almeno, ogni due. Naturalmente riforma del Csm con un membro magistrato.

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