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Fassina e tante buone volontà

11 Agosto 2012 alle 12:30

Ho letto l’intervista a Fassina, ben fatta e chiara nelle intenzioni. Si possono anche nel contingente, discutere le proposte di Fassina, ma, e del resto esula dalle sue forze, non viene affrontato il problema di fondo, quello che genera tanti scontri politici, ideologici, economici, nazionali, europei e mondiali. Cioè quello di una società strutturatasi in modo da non riuscire più a liberarsi dal circolo perverso ed impossibile di una sopravvivenza legata indissolubilmente ad una crescita costante e continua di consumi di beni materiali e servizi. Questo modello dovrebbe essere bilanciato e sostenuto da una analoga crescita della produzione di ricchezza a disposizione dei consumatori. Ma non è così. In questa situazione consumi calanti corrispondono a economia reale calante e a recessione e disoccupazione crescente. Per cui:”Come fare a mettere in tasca alla gente i soldi per necessari per consumare?” E non solo:”I debiti che abbiamo, parlo di quelli mondiali, chi li paga?”, Finora s’è tentato di farlo mettendo in atto una immane, mostruosa partita di giro. Ma oltre certi limiti non si può andare. E’ contabilmente impossibile. Ma poiché nessuno al mondo ha la forza e la voglia e l’interesse di cambiare il sistema attuale, non resta che decidere come distribuire i sacrifici della crisi. Al solito, il nodo è culturale. Infatti, come nota il Direttore,:”L'agenda Camusso, più aperture equanimi a Vendola e Casini, suona grottesca". E non sposta i termini della questione. Sembra inevitabile che la malattia faccia il suo corso. Gli uomini di buona volontà dovrebbero impegnarsi a sostenerne il corso in modo che non si aggravi. Come? Evitando, in primis, discussioni scolastiche ed ideologiche "ad usum partis suae". Viribus unitis, no? Proprio no?

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