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Teniamocelo da conto. E' dura a capire

9 Agosto 2012 alle 11:15

L’Italia politica, sindacale, economica – banche e imprese – e quella mediatica e quella ideologica intellettuale - moralista-giustizialista, non riesce ad avere, o preferisce non avere, idee impegnative e precise su Monti. O meglio, ce l’ha ma tutte giocate su interessi terreni, anche meschini e contingenti. Odi et amo. Senza la tragica grandezza dei sentimenti. E’ la politica, bellezza. Ok, ma allora lasciamo a casa i moralismi d’accatto. Infatti il problema di fondo non è quello di diventare tutti buoni, obiettivo stupido, ma rendersi conto che il sistema Italia non ha una capacità culturale complessiva capace di pensare oltre sè stesso, oltre come s’è strutturato e come ha, nel suo complesso, vissuto. La sinistra e la destra, fisiologicamente alternative, non riescono ad essere credibili perché ambedue prigioniere dello stesso sistema che rifiuta di uscire dal suo immobilismo mortifero, rigettando ogni cambiamento che possa proporre l’una o l’altra parte. I no, i non si tocca, i non si può fare, è disastro sociale e così via sono sulla bocca dell’uno o dell’altro, a seconda del momento. Questi veti incrociati e pelosi mostrano chiaramente che nessuno, di quelli che attualmente sono la classe dirigente, vuole cambiare la situazione, quella che ha permesso, indipendentemente dalla collocazione, di farsi gli intessessi propri e di ritagliarsi poteri personali e d’interdizione. La denuncia del premier sugli effetti negativi della concertazione sempre e comunque è impeccabile e veritiera, come quella che in Parlamento si parla troppo. Le reazioni stizzose, le vesti stracciate, i richiami grondanti virtù, chiariscono bene il malefico intreccio in cui, per non far comandare nessuno, s’è fatto credere che lo potessero fare tutti. Surreale.

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