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Lacrime e sangue del popolo tarantino

4 Agosto 2012 alle 13:00

È fuor di dubbio che là dove si configura un reato, là il giudice debba intervenire per reprimerlo e punirlo a rigor di legge. Fin qui tutto benissimo, il magistrato integerrimo che ha provveduto al sequestro dell’area industriale e dello stesso stabilimento, meriterebbe le lodi dell’intero Paese. Sennonché accade che il bubbone ILVA tarantino non è una patologia fresca prodotta l’altro ieri, sono decenni lo stabilimento di Taranto diffonde i suoi miasmi velenosi e le metastasi della patologia si son diffuse per tutte il territorio cittadino. La domanda semplice che dovremmo fare all’integerrimo magistrato che ha decretato il sequestro dello stabilimento, impedendo ai lavoratori di guadagnarsi il pane, è: dov’era negli anni scorsi quando maturava la patologia?

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