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Filantropismo dei deconvertiti

31 Luglio 2012 alle 19:15

Chiunque si scontra in campo aperto con un nemico finisce per macchiarsi col suo sangue; non poteva non accadere anche alla Chiesa cattolica, che nel corso della sua storia millenaria ha appeso nel suo tempio le spoglie dei nemici vinti. Andrebbe riconosciuto quanto di ebraismo, di catarismo, di riformismo sia residuale nella sua predicazione. Non poteva non essere così anche con il socialismo. La Chiesa è stata la più gloriosa protagonista della resistenza contro il comunismo e- caduto questo- si trova le vesti macchiate di filantropismo laico -massonico, che è la carità despiritualizzata specifica della simia dei, che per tanto tratto si spande dentro e fuori l'ecumene. L'ideologia è una caduta della tensione spirituale, resa obbligatoria e operata dai mezzi che il potere del mondo mette a disposizione per deconvertirlo dal cristianesimo, che è un annunzio fatto agli uomini di buona volontà, mentre noi siamo tristi. Tutti citano quel famoso lacerto di prosa crociana "perchè non possiamo non dirci cristiani?" sventolato come manifesto dell'universale abbracciamento solidaristico. Ma Croce non era un cristiano, come non lo sono tutti quelli che si dicono cristiani senza esserlo, che sono usciti dai nostri ma non sono nostri. Che meraviglia sarebbe se Bill Gates e Nestlè si sostituissero con più mezzi ed efficacia alla Chiesa del solidarismo universale? Il cristianesimo predica la Carità, che è l'amore di Dio per l'uomo, non solo quello dell'uomo per Dio e tanto meno quello dell'uomo per un altro uomo.

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