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Il giudizio di Dio

27 Luglio 2012 alle 13:00

Quindici giorni di esposizione mediatico-giudiziaria sono bastati per far fuori il consigliere presidenziale D'Ambrosio. Se si volessero applicare gli strumenti barbarici giudiziari, come far passare l'imputato nel fuoco per affidare a Dio la sua innocenza o la sua colpevolezza, bisognerebbe concludere che era colpevole (ma non lo era). I tribunali italiani, ormai, nella Costituzione civile hanno sostituito quell'istituto arcaico, che ha fatto tante vittime insigni, ma se proprio si vuole introdurlo bisogna dire che Berlusconi, sottoposto per anni a tutti i giudizi di Dio contro di lui, finora è uscito indenne. Segno che gode di particolare grazia presso Dio, che essendo padre non tiene conto se il figlio è scapestrato, è suo figlio e lo predilige in ogni caso. L'amore non è egalitario, l'egalitarismo è giudiziario (tutti sono uguali di fronte alla legge) con tutto quello che consegue. Ma Berlusconi è una salamandra, mettilo nel fuoco e non rimarrà arrostito, dai tribunali civili viene l'accusa, ma da quello divino (in ultima istanza) l'assoluzione. Ha un compito da svolgere e fino a quando non sarà compiuto, invano faticano i distruttori.

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