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Quel 42 per cento di inguaribili ottimisti

25 Luglio 2012 alle 17:30

Al netto dei tizi che cadendo dal quindicesimo piano, passando per il nono, dicono che per ora va tutto bene, gli altri ottimisti chi sono? Da un decennio e più, come un bollettino di guerra, molte aziende hanno delocalizzato, uscendo così dalla spirale infernale di tasse e servizi inadeguati. Una parte degli ottimisti è certamente questa. Un'altra parte sono i grossi capitali, che per gli stessi motivi emigrano nei paradisi fiscali, ma percentualmente sono pochi. Dobbiamo riconoscere che una parte degli imprenditori ha migliorato le esportazioni e nonostante tutto regge la crisi. Quindi loro, i loro operai e impiegati possono essere ottimisti. Poi c’è quella classe media, di cui non si parla mai e sembra sparita, che ha depositato in banca cifre che vanno dai centomila ai quattrocentomila euro. Questi, e il processo non è di ieri, hanno progressivamente disinvestito in Europa reinvestendo in altre aree meno a rischio (Nord America, Asia). Negli ultimi mesi le borse europee hanno perduto mediamente il 18 per cento: chi era fuori zona ha mantenuto il capitale o lo ha migliorato di qualche punto. Anche questi possono essere ottimisti. Poi, in misura ridotta vi sono persone che hanno capitali ben oltre il milione di euro e che, non solo hanno disinvestito in zona euro, ma hanno investito ad esempio nell’immobiliare nell’est Europa. In Italia non vi sono le condizioni per investire in qualsiasi settore. Insomma gli ottimisti sono quelli che non hanno aspettato inutili summit della Ue o incontri con la Pa, ma hanno agito per il meglio e tempestivamente.

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