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La storia dei partiti in Italia

23 Luglio 2012 alle 16:15

La caduta del muro, tra le tante conseguenze che ha prodotto, ha comportato la de-ideologizzazione dei partiti politici che, soprattutto nel nostro paese, avevano una profonda radice ideologica. Veniva meno un leader ma colui che lo sostituiva, a parte lo stile diverso, conservava l’assetto ideologico del partito ed i suoi valori fondanti. Da venti anni a questa parte non è più così. I nuovi partiti sono in gran parte espressione carismatica del suo fondatore per cui ogni problema di successione diventa un evento drammatico. E’ successo così per la Lega, è successo (o stava per succedere) nel Pdl, succederà così per Di Pietro o per Vendola, se e quando decideranno di passare la mano. E’ perciò utopistico pensare ad un rinnovamento di questi partiti a prescindere dal loro capo fondatore, perché solo lui ha in sé la tensione ideale di intravedere strategie nuove e, soprattutto, di farle accettare ai suoi seguaci. Si sottrae a questa analisi solo il Pd ,che certamente non è un partito carismatico e, starei per dire, nemmeno un partito, ma piuttosto una federazione con anime diverse, che non sempre si sono integrate. In teoria un rinnovamento qui sarebbe più semplice, anche se i fatti dimostrano che tutti quelli che ci hanno provato, da Veltroni a Bersani, non ci sono finora riusciti. Evidentemente sono personaggi che hanno la voglia di rinnovare ma non hanno il carisma sufficiente. Carisma e volontà di rinnovamento sono due caratteristiche che devono marciare insieme.

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