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La grande abbuffata

18 Luglio 2012 alle 16:30

In sintesi, è ciò che lo Stato messo alle corde dalla crisi intende fare. Il piano di privatizzazioni messo a punto dalla Cassa depositi e prestiti azionista al 70% e le banche al 30% potrà vivere il suo periodo aureo. Poiché solo quelle aziende che producono utili hanno un reale valore di mercato, il resto sarà svenduto. Non abbiamo altre vie di uscita, così teorizzano tutti i vaticini. Cosa succederà dopo lo si può immaginare a grandi linee: spogliati di tutti gli averi, in mano ai soliti corvi, ricchi e senza misericordia, i più vivranno di stenti e racconteranno il bel tempo che fu. Che Repubblica e il Fatto Quotidiano, complice anche la magistratura impegnata, ci abbiano stropicciato gli occhi per mesi e mesi sulle acrobazie amorose del signore di Arcore è un dettaglio passato. A sovrastare le cronache adesso c’è la querelle sulla liaison stato/mafia, quella sui diritti di gay/lesbiche tra la Bindi e la Concia, i soliti scazzi tra i colonnelli di An e Fini, e il terrore – solo a sinistra - che Lui vorrebbe ancora una volta resuscitare. Temi vitali per le sorti del paese. Deve essere cosi! Sulla grande abbuffata c’è poco. Che cosa venderanno, come verrà venduto e soprattutto chi saranno i baciati dalla fortuna, i proprietari, cioè noi, lo apprenderemo, se lo apprenderemo, quando qualche corvo non starà ai patti e la magistratura dovrà intervenire. Giriamoci pure dall’altra parte. Dopo però i media dovrebbero tassativamente evitare l’indignazione. E i cretinetti che applaudono Grillo basterà relegarli a sfigati in cerca di collocazione?

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