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Non lo fo peer piacer mio...

17 Luglio 2012 alle 12:30

La giustificazione addotta da Napolitano per spiegare le ragioni del conflitto di attribuzione sollevato nei confronti della Procura di Palermo mi ricorda tanto la scritta ricamata sulle candide camice da notte delle nostre nonne che si accingevano a compiere l'atto coniugale: "non lo fò per piacer mio ma per far piacere a Dio". Anche Napolitano, dunque, non lo fa per se ma esclusivamente per garantire i suoi successori! Sarà, ma mi sfuggono due cose: 1) se il contenuto di quelle intercettazioni è così innocente, perché non è proprio Napolitano a chiedere a gran voce che siano pubblicate; 2) è mai possibile che, se una persona, parlando con il Capo dello Stato dalla propria utenza telefonica sotto legittima intercettazione, commette un reato o se proprio in quelle conversazioni vi è la prova della sua innocenza rispetto ad un'accusa, è mai possibile, dicevo, che quelle intercettazioni debbano essere distrutte solo perché dall'altro capo del telefono c'era una persona che si chiamava Napolitano?

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