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Gli ebrei e la circoncisione

17 Luglio 2012 alle 13:30

Ha fatto discutere il divieto giudiziario della circoncisione in Germania. Cosa che, per certi versi, a me ricorda il divieto di esporre il crocifisso, nella sua pregiudiziale anti religiosa. Vorrei vedere le stesse autorità pronunciarsi su pratiche antilibertarie di altre religioni e gruppi etnici (a tutela dei quali, tra l’altro, insorgerebbe tutto un popolo di no global e terzomondisti). Uno degli gli argomenti addotti “contro” letti sulla stampa è rappresentato dall’ingiustizia di costituire un legame di appartenenza al di fuori e a prescindere dalla volontà del soggetto. Ma il punto non è questo, perché la circoncisione, così come il crocifisso o il battesimo cristiani, non rappresentano tanto vincoli di appartenenza, quanto pratiche di un credo che, a differenza di altre religioni o riti etnico-tribali, non generano legami (culturali, giuridici) che antecedono la persona prescindendo da essa, consentendone anche la violazione. La libertà dell’adulto non viene intaccata. Il diritto di recesso viene fatto sempre salvo. La si chiami apostasia, libertà o libero arbitrio. Quel diritto insomma di mangiare la mela, che neanche Dio può togliere, resta. Salvo poi doversela vedere direttamente con Lui (ma questa è un’altra faccenda). A latere di tutto, forse quei giudici non riflettono abbastanza su quanto debitori debbano essere verso il giudaismo e sul fatto che se non fossero stati all’interno, ed essi stessi esponenti, della civiltà giudaico-cristiana (che circoncide e che espone di crocifissi), mai sarebbe stata permessa loro la libertà che si sono presa. Perché il banco di prova della sussistenza di una autentica libertà è che il suo esercizio abbia la possibilità di rivolgersi anche contro la fonte da cui promana.

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