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Ritorno al passato e dignità violata

16 Luglio 2012 alle 14:00

Silvio Berlusconi, dice lui, sta per tornare in quanto bramato, desiderato e osannato dal popolo a lui sempre fedele. Torna, dice lui, perché teme un futuro a dir poco catastrofico per il suo partito, lo stesso partito alla guida del quale lui aveva designato "in pectore" il prodigo Angelino Alfano, suo degno e sicuro erede, nonchè delfino plenipotenziario. Tutto ad un tratto il buon Angelino non corrisponde o meglio non risponde alle attese del "capo", rientra nei ranghi, si adegua umilmente al ruolo di subalterno e ridimensionato, come tutti, silenziosamente e invidiosamente, avrebbero sempre voluto che fosse. Questo adeguamento perentorio e silenzioso, questa umiliante e cieca sottomissione, questa totale accettazione di un nuovo futuro gettato al vento da tutto lo staff e management del Pdl è semplicemente terrificante. Cambiare tutto perché non cambi niente... un "deja vù"... di non lontana memoria e comunque riscritto proprio male... La voce del Padrone, ancora una volta serra e silenzia i ranghi. Una situazione del genere, in un'industria privata diretta da tecnici con "..i cosidetti attributi", avrebbe provocato alcune immediate e dignitose dimissioni.

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