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La protesta dei farmacisti

12 Luglio 2012 alle 10:30

Sono abbastanza anziano per ricordare quando mia madre, farmacista, impiegava ore a preparare a banco pastiglie, bevande, decotti e pomate, insomma la galenica, come si chiamava allora. Ora le cose sono radicalmente cambiate e il farmacista si limita a prendere da uno scaffale un farmaco e a consegnarlo al cliente. Certo questa mutazione non è colpa della categoria, ma bisogna riconoscere che il valore aggiunto di questi professionisti si è profondamente ridimensionato. Allora non mi sembra scandaloso che il Governo riduca il margine di guadagno di questa categoria di 3-4 punti percentuali, anche perché il prezzo dei farmaci, soprattutto in Italia, è molto elevato. Del resto, a partire dallo scorso anno i pazienti sono stati massacrati con ticket vari che hanno riguardato le ricette, i farmaci, le prestazioni specialistiche, le analisi e non ci sono state minacce di proteste e di scioperi come sembra prefigurarsi in questa circostanza da parte dei farmacisti. Aggiungo che finora ho visto chiudere attività commerciali tra le più disparate, mai una farmacia.

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