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Equità disciplinare

12 Luglio 2012 alle 21:30

Il Procuratore generale della Repubblica di Milano, Manlio Minale, sollecita un eventuale procedimento disciplinare a carico del Presidente del Tribunale che ha dichiarato la prescrizione nel “processo Mills”; anzi a carico di Berlusconi. L’azione è certamente corretta dal punto di vista strettamente – e teoricamente – legale. Ma il Procuratore generale, che è responsabile del – complessivo – andamento della Giustizia nel distretto, conosce perfettamente: quale è “realmente” l’arretrato degli Uffici a Lui gerarchicamente sottoposti, e specialmente quello della Procura della Repubblica di Milano; da “quali” reati esso è costituito; quanti di essi finiscono (o inevitabilmente finiranno) in prescrizione; se, in taluni casi, vi siano state delle “commendevoli accelerazioni” e perché non altrettanto sia accaduto negli altri casi, magari per reati più gravi o con persone offese destinate a restare insoddisfatte; quali, quindi, i criteri di priorità “concretamente” attuati. Dovrebbe annunciare se, e quali, iniziative disciplinari siano state adottate in casi “analoghi” ovvero, se del caso, chiarire il senso e la ragione di una eventuale, imbarazzante, diversità di trattamento non solo per un giudice della Repubblica ma inevitabilmente per un imputato, cittadino della medesima. Comunque si chiami. Sullo scranno di ogni giudice di questa Repubblica è scritto soltanto che “La Legge è uguale per tutti”; perché lo stabilisce la Costituzione.

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