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(S)lega Nord

10 Luglio 2012 alle 16:30

Come intende interpretare la questione settentrionale la Lega, è il quesito. I riti tribali, i celti, Pontida e l’avversione per l’accorpamento dei comuni e alla soppressione delle province erano l’interpretazione della Lega Bossiana. Una visione limitata. Lo stesso federalismo alla Bossi - Calderoli era, a detta di molti esegeti, una versione annacquata e sostanzialmente poco produttiva. La questione settentrionale è molto semplice. Non è questione antropologica, è questione economica. Chi ha dato origine allo sviluppo e alla ricchezza di tutti deve avere molta voce e potere poiché mal digerisce dirigismi statalisti e tagli lineari. Se la Lega 2.0 abbandona i tribalismi può avere un futuro. Futuro che per necessità è liberale e per necessità federalista “duro”. La necessità deve prevalere, non l’ideologia come nella prima Lega. Se crolla il nord, crolla tutto. Il Pdl che non è riuscito, complice anche la Lega, a modificare i rapporti fra stato-cittadino-libera impresa è, di fatto, un partito di transfughi elettoralmente parlando. Un serbatoio di voti per la Lega, a patto che questa interpreti non ideologicamente la questione settentrionale. Per dirla tutta credo che l’ala lombarda della Lega (escluso Maroni) avrà difficoltà a mutare pelle. A me convince il pragmatismo veneto, meno incline al dito medio ma molto più solido e lungimirante.

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