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Il solidarismo e la virtù

10 Luglio 2012 alle 12:00

Le considerazioni di Alesina apparse sul Corriere di qualche giorno fa sulle virtù percepite come colpe (si parlava del livore antitedesco sudeuropeo in questi tempi di crisi) forse meriterebbero di essere estese. Soprattutto in considerazione del rapporto di quella qualità (la virtù) con uno dei “valori” cardinali del nostro tempo: Il solidarismo. L’ideologia del solidarismo (perché di questo si tratta) è figlia a sua volta di altre matrici ideologiche. Ma forse i loro stessi propugnatori non riflettono abbastanza sul fatto che esso rischierebbe di scomparire per inaridimento se non venisse accompagnato dalla consapevolezza che è merce spendibile. A patto che non sia fine a se stesso, che si attribuisca il giusto valore anche a quella qualità che lo rende possibile: la virtù. Che è una categoria valoriale negletta e un po’ tabù nel nostro tempo. Senza di essa però, non sarebbe possibile quella accumulazione di ricchezze che rappresenta il serbatoio da cui attinge solidarietà. A meno di non intendere quest’ultima come un mutuo soccorso meramente sentimentale tra poveri. In sostanza, se non è accompagnato da una pedagogia alle virtù, il solidarismo assume il carattere di una ideologia, un moto a colorazione più politica che altro, ed è, soprattutto, sterile verso quelle popolazioni verso cui si indirizza.

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