cerca

Apprendisti fiscali

10 Luglio 2012 alle 13:00

La tassa sugli immobili posseduti all’estero è singolare per alcuni aspetti. Intanto la legge (legislazione primaria) è francamente incomprensibile e quindi fatalmente inapplicabile. Parte infatti da un presupposto del tutto errato, ossia che i sistemi fiscali e tributari di paesi diversi (trattasi di tassa “cosmica” perché riguarda tutti i paesi della Terra) siano analoghi o almeno assimilabili con seria approssimazione. Il fatto stesso che ne sono state date tantissime, diversissime interpretazioni dimostra che non gli interpreti sono stravaganti ma è la legge che è incomprensibile; e quindi “si presta”. Singolare non meno, che per chiarire una norma di rango primario sia stata ritenuta necessaria una norma di rango “secondario”. Nel caso una – semplice - circolare del solito Befera. Basta leggerla per capire di non capire quasi nulla. Francamente ridicolo che si prospetti, per gli immobili in Francia ad esempio, una possibilità di scelta per il disgraziato contribuente, fra un incomprensibile valore catastale (che il Francia non esiste) rettificato con criteri a dir poco strampalati ovvero il ricorso al valore dell’atto di acquisto, opportunamente – si fa per dire - corretto. Se c’è. Ma l’effetto veramente dirompente potrebbe verificarsi se la Francia (non meno assetata e piuttosto socialista) decidesse si “rendere la pariglia” (per la inevitabile compressione del suo mercato immobiliare) tassando gli immobili dei francesi in Italia. Cosa che, Dio ne scansi, potrebbero fare gli americani, gli inglesi e i russi. Con salutari effetti per il mercato immobiliare italiano.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi