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Se il troppo stroppia

9 Luglio 2012 alle 19:00

Ci siamo, il meccanismo perverso si sta avvitando su se stesso: le tasse si mangiano le tasse. Il limone spremuto va gettato fra i rifiuti umidi della raccolta urbana. Potremmo dire, paradossalmente, “meglio un evasore vivo che un tecnico esattore morto”. Non è più nemmeno il caso di Quintino Sella, il ministro dell’Economia “fino all’osso”; qua l’osso è lo Stivale che se ne va tranquillamente fra i Paesi del IV/V mondo. Bovio fu il cantore del nostro dolore: “… Io no, nun torno… me ne resto fore e resto a faticà pe’ tutte quante. I’ ch’aggio perzo patria, casa e onore, i’ sò’ carne ‘e maciello: so’ emigrante!”. La Patria la perdemmo a Maastricht, l’onore con l’euro fallito, e l’America (il dollaro con Wall Street) è stata il detonatore che con lo spread famelico ci ha ridotti in miseria. Al di là del fallimento della Lehman Brothers del settembre 2008 (circa 1000 miliardi di dollari). Siamo così, tutti tremebondi, in attesa del peggio che ci travolgerà. Certamente non sarò pessimo profeta, i fatti ce ne renderanno conto.

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