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Nel duo comico Camusso-Squinzi, chi è la spalla?

9 Luglio 2012 alle 20:30

Certo, vedere quel posto che fu di Agnelli, Carli, Merloni, Lucchini, Pininfarina, Abete, Fossa, D’amato… Sempre più svuotato intellettualmente nel proprio ruolo dai vari Luca Cordero di Montezemolo, Marcegaglia ed ora con un certo Giorgio Squinzi, che, ridanciano, come se partecipasse alla festa della porchetta dell’Unità, va sul palco addobbato con bandiere rosse a braccetto con la Camusso, affermando alla platea della Cgil: «Condivido praticamente tutto di quello che ha detto Susanna…», lascia sgomento proprio per l’immenso papocchio, inciucio, “volemose bbene” di matrice arruffona, folkloristica, paesana, tipicamente italica. L’Italia festeggia ed incorona sempre i capipopolo che se la prendono con il “potere costituito”e questi godono nel sentire l’applauso della folla, quindi: “Dobbiamo evitare la macelleria sociale; bene la patrimoniale; bene la Tobin Tax, perché il governo di tecnici sa fare solo “boiate” pazzesche, sperando forse, un domani, di avere sovvenzioni statali, con Bersani al governo, oltre che la mobilitazione nazionale, promessa -subito- dall’amica Camusso! Il neo leader della Confindustria Squinzi, in pratica, interpretando il disagio dell’impresa che ora, casualmente, s’intreccia con quello del sindacato, agisce come il capo di uno dei due eserciti che fino al giorno prima si combattevano e che, poiché non hanno più forze in campo per ammazzarsi, si alleano, pigliandosela con la squattrinata ed improvvisata Croce Rossa (Monti)! Sarà così la morte sicura per tutti.

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