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Già l'ora sonò

9 Luglio 2012 alle 16:30

Si può governare bene, benissimo, meno bene, male, malissimo, meno male. I giudizi di merito saranno sempre diversi a seconda di chi li emette. Ma la cosa peggiore, in democrazia è che un governo, piaccia o no, pienamente legittimo secondo Costituzione, si riduca a non governare. Come fosse uno di quei tanti banali governi di coalizione che hanno imperversato da aprile 1948 a dicembre 2011. In una Repubblica che, secondo astratti principi e, aggiungo io, concreti interessi, è stata costruita in modo che non potesse governare nessuno, e che il potere decisionale fosse sempre condizionato da oligarchie organizzate, intellettuali, ideologiche, sindacali, politiche, economiche, editoriali, mediatiche, giudiziarie, che hanno ragione di vita nei loro poteri d’interdizione, bene, in questa Repubblica in cui le regole da rispettare sono solo quelle che dettano le oligarchie, i partiti, il motore della politica, si sono rattrappiti, anchilosati nella miope, esiziale e suicida difesa dei loro singoli perimetri elettorali. Deriva da questa impostazione il blocco di qualsiasi progetto di stare tutti insieme, nei momenti d’emergenza, per salvare il paese. E le oligarchie esultano. Ma non se ne esce, o i partiti hanno la forza di guardare oltre i propri orticelli, mettendosi al servizio dei cittadini e non delle oligarchie, oppure prevarrà un’agonia senza fine accompagnata dalla ridicola ricerca di un Papa straniero.

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