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Che differenza tra Hillary Clinton e noi

5 Luglio 2012 alle 19:20

Il successo diplomatico e negoziale del Capo di Stato Usa Hilary Clinton ottenuto ammorbidendo la posizione del Governo del Pakistan-irrigiditosi con Washington dopo che il 25 novembre scorso al confine con l'Afghanistan le forze Isaf per "sbaglio" uccisero 24 soldati pakistani- e riaprendo di fatto i confini che permettono i rifornimenti via terra alle truppe americane- conferma come le capacità e le varie opzioni da offrire alla controparte -in questo caso un alleato contro il terrorismo islamico- quaedista, seppure riottoso e ambiguo come il Pakistan- fanno la forza di una nazione che sa badare ai suoi stessi interessi nazionali, come gli stessi repubblicani hanno sostenuto, applaudendo la democratica Clinton. Ovvero la coesione e all'occorenza l'affermazione "bipartisan" della forza interna di una nazione liberale e democratica come gli Usa. Diversa la situazione in Italia, molto imbarazzante a proposito dei due nostri Marò del Battaglione San Marco a protezione di una nave mercantile italiana, che hanno passato settimane nelle carceri dell'India, accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati. Il nostro Ministro degli Esteri, Terzi di Sant'Agata, è continuamente rimbalzato di fronte ai no al rilascio dei nostri soldati da parte delle autorità indiane nel silenzio tombale della stramaggioranza dei nostri parlamentari italiani, sottolineando come una vera politica estera italiana non esiste più, evidenziando scadimento di forza negoziale e di opzioni che non siano i soliti -quando accade- pagamenti di "indennizzi" o riscatti. Cioè assistiamo ad una depressione dovuta alla scarsa chiarezza di obiettivi importanti per i nostri interessi nazionali come in questo caso riportare a casa i Marò -a fronte di accuse o perizie balistiche confuse e atti rimandati- e stabilire nuove e concrete relazioni diplomatiche con l'India.

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