cerca

La severità del commissario Bondi è già leggenda

3 Luglio 2012 alle 15:00

Questo si legge in un articolo sul Foglio rosa sull’argomento. Chapeau a Bondi e alle sue capacità draconiane di tagliare, di ridurre la spesa pubblica. A parte qualche pericolo strisciante di incorrere nell’elegia dello stato etico, non si può che essere d’accordo su una politica di contenimento e controllo degli sprechi e di riduzione della spesa pubblica. Ma proprio qui sta il punto: nella valutazione del rapporto spesa pubblica/sprechi. Perché tagliare per tagliare è inane, non ha senso. Acquista senso invece, e di molto, il conoscere da parte della opinione pubblica, il rendere noto con la massima trasparenza, dove andranno indirizzate il surplus di risorse recuperate (leggi evasione) o economizzate (leggi tagli) o frutto di maggiori imposte (leggi… più tasse). Perché, se non si vuole incorrere nella logica di etica statalista e di idolatria pubblica, il problema non è moralistico: “E' giusto” pagare tutti, “è giusto” evitare sprechi di denaro pubblico. Ma liberista: tu stato (entità astratta) a cui io persona (entità concreta e reale) ho demandato la amministrazione in mia vece di alcune mie prerogative, dove indirizzi il denaro il cui prelievo io cittadino ho convenuto che tu operassi, anche, nel mio interesse? E qui si apre una dicotomia. Tutta italiana, dove l’interesse generale, il bene comune trova pochi elementi di condivisione. Perché il disaccordo reale, il vero terreno di confronto e di scontro, nascerebbe sulla destinazione d’uso (finora scarsamente soggetta a rendiconto politico) dei denari pubblici che gran parte dei cittadini non è più disposta ad accettare a scatola chiusa, o ex post. Quindi: buon lavoro (di raccolta fondi) commissario Bondi, ma, anche, oculata e trasparente gestione (degli stessi) presidente Monti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi