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Job o work?

28 Giugno 2012 alle 12:00

Stamani sono tutti lì alla radio, sui giornali a lamentarsi (sport nazionale in cui eccelliamo) della terribile Fornero. Mi è andato di traverso il cornetto. E mi hanno stufato con tutta questa demagogia della Fornero cattiva, fatta per dare in pasto alla gente più debole, per sobillare, come la peggiore e la più vecchia politica, quella che tutti dicono di non volere più. La Fornero ha ragione da vendere, sia quando vuole la libertà di licenziare gli alti funzionari dello stato, sia quando dice che il lavoro te lo conquisti, ovvio che facesse riferimento al posto. E tutti lì indignati, e il giuramento sulla carta costituzionale e la riforma cattiva, anch'essa. Che razza di paese immobile è questo? La riforma del lavoro non mi entusiasma, ma senza Fornero non ci sarebbe stata per niente e allora? Si contribuisce, si lavora o si continua a far titoli inutili a partecipare a discussioni inutili, polemiche che dire stupide è dir poco, che razza di popolo siamo? Che educazione diamo ai nostri figli, come li prepariamo al mondo, dicendo loro che hanno tutti diritti, che i periodi di sacrifici non esistono, perchè deve evitarteli lo stato, e che chi ce la fa deve essere sistematicamente odiato o preso per raccomandato? Le cose non potranno cambiare in un paese dove è peccato perfino pronunciare le parole parità di trattamento tra impiegati pubblici e privati. Ma mi vien voglia, invece, di scrivere questo post, proprio perchè le cose devono cambiare, vale la pena provarci, anche se saremo in pochi. Il mio sostegno va al ministro Fornero e a quei quattro liberali in circolazione.

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