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Giustizia al rovescio = ingiustizia = disordine sociale

21 Giugno 2012 alle 13:00

- Se l’innocente viene inquisito con leggerezza; - se si garantisce l’indagato oltre il giusto; - se per pregiudizi ideologici si forza il valore dei fatti, sia sopra, che sotto valutandoli; - se si persegue la visibilità e il consenso impulsivo della gente; - se, per presunzione, non si considera i fatti con la massima attenzione, sovrastimando la propria capacità intuitiva e/o valutativa; - se, per buonismo e/o relativismo, si soprassiede, "tanto non è grave" e/o “così fan tutti”; - se si procede perché "non poteva non sapere"; - se non si osserva le prove con oggettivo distacco o tali considerando vaghi indizi; - se non si cerca con modestia l’ausilio dell’esperto o lo si copre con la propria pesante autostima; - se il discorso dell'esperto viene ancorato a punti in sé diversamente interpretabili se avulsi dal contesto; - se si procede facendosi trascinare dall'apparente lettera della legge, senza considerarne lo spirito, per adeguarla alla realtà concreta e corrispondere al comune sentire (cosa che riuscirebbe meglio ad una intelligenza meccanica); - se si vuole solo dimostrare la propria dottrina e/o la propria capacità filosofica; - se non si arriva rapidamente alla giusta decisione; - se non si esegue velocemente quanto giustamente e tempestivamente deciso... Si ha una giustizia al rovescio, che è più esatto definire ingiustizia e la società finisce nel caos. Tutti invadono il campo di tutti: i magistrati surrogano la politica, i sindacalisti influenzano la politica e forzano la giustizia, i politici sguazzano nel caos e i singoli tutti si sbattono per il loro interesse individuale, ognuno ignorando quello degli altri e, quindi, il superiore interesse sociale.

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